• Pechino

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Ti voglio raccontare di un posto che nasconde venti milioni di storie. Ti voglio raccontare di una città così grande che l’unico modo per visitarla davvero è perdersi. Ti voglio raccontare dei miei giorni a Pechino.
Per arrivarci non è stato facile. Imbarcato sul volo per Beijing, allo scalo di Amsterdam, dopo due ore di attesa, una voce poco comprensibile dice di scendere perché il volo è stato cancellato. Passo una notte in un albergo vicino l’aeroporto con uno zaino e un kit di sopravvivenza consegnato dalla compagnia aerea (spazzolino, maglietta, pettine ecc…).
Dopo quarantotto ore, finalmente, sono a Pechino.

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Ad accogliermi è una città caotica, calda e piena di smog. Sono qui per un progetto fotografico di lavoro, che ruberà buona parte del mio tempo.
I primi giorni trascorrono lentamente; ho osservato le persone, sentito gli odori, ascoltato i suoni, ho capito che non dovevo aver paura di una città così grande, dove l’individuo rischia di essere annullato. Non dovevo temere quella distanza culturale così profonda, perché quello che ho imparato da tutti i miei viaggi è che le differenze possono avvicinare le persone.
Voglio iniziare questa storia da quando una sera ho deciso di andare a visitare la Grande Muraglia Cinese. La via più semplice era quella di affittare una macchina con autista per 800Y (circa 110€). Ma la via più semplice non è mai un viaggio. Cercando su internet capisco che dovrebbe esserci un autobus quasi diretto che porta a Mutianyu, il 980. La mattina dopo, fiducioso, parto per Dongzhimen e cerco il mio autobus. La stazione è caotica ed enorme, come può esserlo solo una stazione degli autobus a Pechino. C’è un via vai continuo di persone, e io quasi mi perdo in tutto questo. Provo ad avvicinare timidamente una donna con la divisa per chiedere informazioni, ma mi dice che l’autobus numero 980 non esiste più e che dovrei prendere invece il 680, al cui capolinea troverò una navetta pronta per portarmi a destinazione. Non te l’ho ancora detto, ma a Pechino nessuno parla l’inglese, e nessuno ovviamente lo capisce. Anzi, al tuo interpellarli in un inglese quanto più comprensibile possibile, tutti ti rispondono tranquillamente in cinese. Questo per farti capire che a parte dirmi “680” trascinandomi verso la fermata, la mia nuova amica continua convinta a parlarmi nel suo imperscrutabile idioma. Qualcosa non mi torna, comunque... Faccio una rapida ricerca su internet e capisco che sto per cascare in una trappola per turisti: ad attendermi alla fermata avrei trovato delle persone d’accordo con la donna per portarmi a destinazione a costi a maggiorati. Capita la trappola, fuggo e quasi mi arrendo, cercando una buona scusa dentro di me per non aver raggiunto la Grande Muraglia Cinese. Mentre sono fermo impalato davanti al tabellone dei numeri degli autobus (seguiti da scritte in cinese), incrocio una coppia Olandese con zaini in spalla e un sacchetto del McDonald’s tra le mani. Altra piccola nota: non è facile incontrare un occidentale a Pechino. Devi sapere che Pechino non è una città turistica, o almeno non nel significato che diamo noi Europei a questo termine. Pechino è una città di passaggio, sede di molte ambasciate, e gran parte delle sue infrastrutture le deve alle Olimpiadi del 2008. In una città dove tu sei “l’uomo esotico”, dove le persone ti osservano incuriosite e ti fotografano di nascosto, quando vedi un occidentale come minimo lo saluti. Li fermo e chiedo loro se stanno andando a visitare la Grande Muraglia: con un sorriso mi rispondono che stanno proprio per prendere il 916 per raggiungerla. Gli chiedo se posso unirmi a loro, ed è così che inizia la mia piccola avventura con due simpatici Olandesi…


I Cinesi non sono disonesti, questo devo ammetterlo. Ma sono “affamati” di affari. Forse è normale, ognuno combatte per il suo posto, e lo straniero è un’opportunità di lavoro. Arrivo a Mutianyu dopo un paio di autobus e un trasporto occasionale. Dopo circa due ore dalla partenza mi ritrovo alla biglietteria per l’entrata della Grande Muraglia. I biglietti sono 3: uno per un pullman interno che ti porta alla funivia, uno, appunto, per la funivia e l’ultimo per l’ingresso della Muraglia.
Sta per piovere, c’è molto vento e pochissime persone. Sono vestito con pantaloncini e maglietta, abbigliamento consono per il centro di Pechino, ma sicuramente non per Mutianyu, a circa 800 metri di altitudine, in una giornata quasi autunnale. Compro un kway e inizio a percorrere il famoso Muro.
Lungo il tragitto pioggia e vento non smettono di accompagnarmi, tenendomi per mano mentre cammino tra verdi montagne che si stagliano silenziose sotto un cielo grigio.


Il rientro in città è tranquillo, torno nella mia stanza soddisfatto e fiero di me. La vera sfida non era il percorrere 100km con i mezzi pubblici, la vera sfida era farlo in un mondo completamente diverso dal nostro. Una cultura così ricca e profonda da essere quasi impenetrabile, fatta non solo da antiche tradizioni. L’ostacolo della lingua poi, sembrava insormontabile… eppure, mi sono accorto che spesso è una scusa quella di dire “non conosco la lingua” per non andare in qualche posto o semplicemente comunicare con una persona. Ecco, io queste scuse non voglio più trovarle.


Il giorno dopo, Pechino, mi sveglia con un cielo azzurro e l’aria pulita come non sentivo da una settimana. E’ uno di quei rari giorni senza smog, grazie alla pioggia notturna, e io già pregusto il mio vagare per le strade con macchina fotografica in mano e persone da raccontare.
Alloggio a Sanlitun, a metà strada tra i grattacieli moderni e il centro storico che ospita la Città Proibita. Tutto mi sembra così vicino da poter girare la città a piedi, ma mi accorgo da subito che gli isolati sono grandi qualche chilometro e la soluzione migliore è prendere i mezzi pubblici o uno dei tanti taxi che sono sempre disponibili (i quali costano pochissimo, più o meno una corsa di una metropolitana italiana).
Giro il Distretto di Dongcheng, con i suoi vicoli e le sue piccole case, i ristoranti e i templi. Visito la Città Proibita, Piazza Tiananmen, e cerco di arrivare per l’ora del tramonto al parco Jingshan, che con i suoi piccoli sentieri sale su una collina che sovrasta l’antica Città.

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