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Arrivo ad Oslo con un volo low cost in una mite mattina di agosto. 25 gradi, zaini in spalla e subito un treno ad attendermi, direzione Bergen. Lungo il tragitto incontro pioggia, neve, un sole che pare non voler tramontare mai e tutto quello che puoi trovare in una situazione meteorologica lunga un intero anno; io l’ho vissuta in sette incredibili ore, con lo sguardo incollato al finestrino e l'emozione di trovarmi finalmente di fronte a quei paesaggi e cieli immensi. 

 

Bergen mi accoglie di sera sotto una pioggia incessante, avvolta in un silenzio molto distante dalle realtà cittadine a cui sono abituato.
Dormo in una piccola stanza, al secondo piano di una scricchiolante casina di legno a tre piani, a un passo da un molo di pescatori. Il giorno seguente mangio pesce appena pescato e cerco di raggiungere ogni possibile punto panoramico della città. Mi perdo tra le persone, catturo i momenti, ascolto affascinato una lingua che sembra più che mai distante dalla mia. 
C’è un piccolo battello azzurro che dal mercato del pesce attraversa la placida costa del Mare del Nord per lasciarti all'aquario di Bergen. E' un vecchio capitano a guidarlo, ha lo sguardo severo e gentile al contempo, mi chiedo quante storie avrebbe da raccontarmi. Al ritorno scatto altre foto alla città vecchia, Bryggen, e decido nonostante il cielo grigio di sfidare la sorte e prendere la funicolare che porta sul monte Fløyen. La mia fiducia però non viene ripagata: la pioggia continua a farmi compagnia, incessante, attendo un tramonto che purtroppo oggi non vedrò.

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Da Bergen verso Nord la strada è ancora lunga. Il viaggio fino a Flåm è lento e deciso, viaggiare in autobus è relativamente comodo ma rispetto a un viaggio in macchina ti obbliga a cambiare continuamente punto di vista. I tempi, i luoghi, le pause: ti adatti ad una tabella di marcia che non è più soltanto tua. Passo il tempo a scrivere e a pianificare la prossima tappa mentre il pullman costeggia e attraversa lentamente i fiordi, dandomi il tempo di pensare e di raccontare una terra che sembra fuori dal mondo.

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Bisogna soffermarsi sui dettagli. Specialmente quando di strada se ne percorre tanta... E la stanchezza offusca vista e mente. Allora cosa fai per non perderti? Cerchi di distogliere lo sguardo dalla meta, ti concentri su ogni singolo passo del percorso, registri il momento. Dopotutto, la fotografia è questo. Penso spesso a cosa significa essere fotografi. E forse lo capirò in uno di questi viaggi.

Dopo nove ore tra pullman e traghetti, arrivo ad Ålesund, la prima città del Nord a regalarmi un meraviglioso tramonto. Alle 23.00 il cielo si infiamma di milioni di sfumature. Un faro, i pescatori all'opera, il verso incessante dei gabbiani: tutto contribuisce alla magia del momento. Ad agosto non è più possibile vedere il sole di Mezzanotte, ma il sole delle undici è ugualmente incredibile.
Passo la notte qui, prima di prendere un altro pullman che mi porterà verso Hellesylt, dove poi potrò prendere un traghetto che mi farà attraversare il famoso fiordo di Gerainger. In ogni tratta, in ogni spostamento, la Norvegia continua a fare da cornice ad un viaggio fatto di persone che non vedrai mai più e di nuovi volti che forse ti accompagneranno per molta altra strada.

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Se il Geirangerfjord mi lascia a dir poco senza fiato per la sua bellezza, la cittadina omonima purtroppo finisce col deludermi: a causa della sua posizione e della sua fama ben più che meritata, mi è parsa decisamente troppo turistica.
Dopo qualche sentiero di montagna percorso per immortalare il meraviglioso fiordo appena attraversato, un pullman mi attende per continuare la salita verso il Nord. Più salgo più le strade si fanno silenziose, e con esse anche le persone, sempre più lontane dal mondo che piano piano mi sto lasciando alle spalle.

Trondheim è una cittadina universitaria, giovane e coloratissima. E' abbastanza grande rispetto agli ultimi villaggi che mi sono lasciato dietro, e mentre tra le nuvole si affaccia un timido sole, decido che trascorrerò il pomeriggio a fotografare persone, artisti di strada, sguardi, storie. C’è un quartiere fatto di case colorate che sono sospese su un canale, c’è una collina, fortezza della seconda guerra mondiale, c’è un porto con le sue navi che vanno e vengono, c’è la ferrovia, con i suoi vagoni pieni di merce e di persone. C’è la malinconia, quella che ti tiene attaccato alle cose. Ci sono tramonti mancati, perché qui il sole ha imparato a prendersi gioco di me.

Una città come questa mi ha insegnato a non aver paura delle partenze. Alle 23 ho un treno che in "sole" undici ore mi porterà a Bodo, dove in mattinata mi attende un traghetto per le isole più belle della Norvegia: le Lofoten.
Come posso raccontarti di Å, piccolo villaggio di pescatori dove il tempo sembra essersi fermato o delle bianche spiagge deserte battute dal vento e dalle onde? Forse le mie foto parleranno più delle parole.

Il cammino è ancora lungo, ma ho delle coordinate a guidarmi: 70°11’08”.
Gli ultimi giorni sono stati duri. Dormo per due notti sul ponte di una delle famose navi postale norvegese, l'Hurtigruten; il nome di quella che mi sta lentamente portando verso Nord è Nordkapp, e quando lo leggo sull'enorme fiancata azzurra penso con un sorriso che non poteva essere altrimenti.

Ho saltato qualche pasto e a volte anche il sonno, scomodamente rannicchiato tra una sedia e un divanetto. Il tempo scorre lentamente: al di là del vetro il mare del Nord luccica e il sole pare non volersi spegnere mai. Le notti si fanno sempre più corte e più luminose, ora più che mai, nel silenzio surreale e ovattato di queste giornate senza fine, ho la sensazione dolcissima e malinconica di essere "altrove".

Eccoci, ci siamo. Ad Honnisvag ci sono due strade da percorrere: quella che in pullman ti porta a Capo Nord, sul cui promontorio vi è il noto Globo, e quel sentiero di oltre 9km da percorrere a piedi che si conclude a queste coordinate: 70°11’08”. Knivskjellodden, il vero punto più a nord dell'Europa continentale. Ti racconto di questo sentiero, di questa strada, la più difficile. Si tratta di un percorso abbastanza pericoloso, non vi sono strade sterrate, soltanto erba, rocce che rendono più difficoltosa la camminata, scogliere ripide, discese e salite impervie, nonché il silenzio assoluto della natura incontaminata.

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E' stata dura, più dura di quanto potessi immaginare, ma niente potrà eguagliare la sensazione di essere arrivato proprio dove ero diretto.
C'è un diario racchiuso in una scatola di ferro, con tutti i nomi di chi prima di me ha percorso lo stesso cammino.
Scrivo il mio, soddisfatto, felice. Sono al termine di questa avventura, ma la consapevolezza più grande che ho raggiunto è che non esistono mete, solo ulteriori tappe: il mio viaggio non finirà mai. Per il momento, però, di fronte a me non ci sono più terre da percorrere. Solo vento e mare. Sorrido.

 

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