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La prima fermata del Marocco è Marrakech, in un caldo pomeriggio di agosto, un aeroporto affollato e taxisti in cerca di un cliente. Dopo aver affittato una macchina abbastanza economica mi dirigo verso l’albergo a pochi chilometri dal centro città. Tutto è molto silenzioso, i negozi sono chiusi, e per le strade c’è silenzio per via del Ramadan, cerimonia che scandirà le mie giornate per l’intero viaggio.

La sera mi ritrovo in Jamaa el Fna, la grande piazza centrale di Marrakech. La notte accende un intero paese, un’intera cultura. Quelle strade vuote ora si riempiono di venditori ambulanti, scontri clandestini di pugilato, ristoranti all’aperto che ti invitano ad assaggiare le loro pietanze. E’ un’esplosione di vita, di cultura, di rinascita.

Ho passeggiato per l’antica Medina di Marrakech, tra colori e suoni di un’antica cultura, ho percorso strade strette, tra i Monti dell’Atlante, per arrivare sulla costa di Agadir, una città turistica e costruita per accogliere turisti di ogni nazione. Ho costeggiato il mare, andando verso nord passando per Essaouira, con i suoi surfisti e le sue piatte spiagge tagliate dal vento. Ho proseguito per Safi e di nuovo mi sono perso tra i vicoli di un’antica medina. Poi El Jadida, Casablanca con i suoi palazzi grigi, le strade caotiche, le urla delle persone, le pecore nei parchi, Rabat con i suoi mercanti, i suoi bambini per le strade e gli occhi attenti. Sono arrivato fino a Tanger, ho visto Gibliterra all’orizzonte, ho seguito alcuni pescatori e visto ragazzi correre a cavallo sulle bianche coste del Marocco. Sono sceso verso Fes, con una tappa di tre giorni a Chefchaouen. Questo coloratissimo paese arroccato su una montagna mi ha mostrato le sue piccole botteghe dai mille tesori e i suoi vicoli fatti di persone e antiche storie. Per tre giorni mi sono addentrato tra le sue montagne, mi sono perso nella Riserva Naturale di Bouhachem, ho visto stendere marjuana sui tetti delle case, ho cenato al lume di candela con degli sconosciuti e ho visto ragazzini correre felici in un mondo che non aveva nulla da offrirgli.

Dopo Fes, mi sono addentrato nel sud del paese, verso il deserto, passando per Ouarzazate mi sono spinto fino a Tagounite. Non poteva concludersi altrimenti questo viaggio, con due notti nel deserto, tra vento e sabbia, accompagnato da silenziosi Tuareg che mi hanno mostrato la forza e la cultura di un paese che cerca di guardare verso il vecchio continente, ma aggrappato con forza alla sua bellissima storia.

 

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