• il Kungsleden

    Lapponia Svedese
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Ho scalato montagne battute da un gelido vento artico, attraversato fiumi in piena, inseguito alci e renne, e capito che quando non ce la fai più, è solo un'altra scusa per non andare avanti.
Voglio raccontarti quindi questa storia, che parla di un lungo cammino fatto di difficoltà, di cadute, di uno zaino che ogni giorno sembra sempre più leggero, di neve, pioggia e vento attraverso l'ultima frontiera selvaggia d'Europa. Voglio raccontarti del mio hicking per i centodieci chilometri del Kungsleden, un grande sentiero nella Lapponia svedese, oltre il circolo polare artico.

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Tutto inizia con un treno per Milano, poi una coincidenza per Brescia per incontrare il mio compagno di viaggio, ed un aereo per Stoccolma con partenza alle 08.30 di sera.
Il viaggio è tranquillo e dopo aver preso un bus della Flyggbussarna a Skavsta arrivo al centro di Stoccolma in tarda notte per dormire al City Hostell. La mattina seguente provo a fare scorta di Kanelbulle (i famosi dolcetti alla cannella svedesi), sicuro che mi aiuteranno durante il lungo cammino.

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Prendiamo l'autobus per l'aeroporto appena in tempo, e alle 13.30 un aereo ci porta a Kiruna, nel nord della Svezia. Una pioggia battente ci accoglie, e tutte le ansie che avevamo trovano conferma: la mia attrezzatura sarà sufficiente? Avrò freddo? Sopravviverò? Provo a non pensarci per dieci minuti, grazie anche ad un pub trovato per caso, con una libreria che copre tutti i muri e panini che sembrano i migliori del mondo.
Di nuovo in viaggio, l'ultimo autobus prima di metterci in marcia. Arriviamo nel nulla dopo circa un'ora, è un centro di accoglienza per trekker. Da qui, prima di partire, conosciamo Andrea, cuoco italiano che vive in Svezia con addosso uno zaino, il piumone di casa ed una tenda Decathlon da mare. Leghiamo subito, è tranquillo ed iniziamo a raccontarci storie mentre ci addentriamo nel sentiero che per molti notti non mi ha fatto dormire dall'agitazione.

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Il cellulare è diventato inutilizzabile, la linea non ci sarà per i prossimi giorni e l'unico uso che ne farò sarà quello di scrivere le mie esperienze e sensazioni.
Lo zaino sulle spalle inizia a pesare, questo mi spaventa un po', ma spesso ci fermiamo grazie anche al bellissimo tempo. Alcune pause le sfrutto per scattare qualche foto e far volare il drone, le altre per cercare sollievo dal troppo peso che mi porto dietro. Incontriamo due donne tedesche, avranno avuto 60 anni se non di più. Una delle due ha i capelli lunghissimi e uno spirito da ragazzina. Sorridono spesso e mi lasciano una bella sensazione, e con Abisko alle spalle ormai tutto ha il sapore dell'emozione e della paura.

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Dopo 15 chilometri di foreste bellissime, beviamo acqua dei torrenti del Nationalpark di Abisko, e continuiamo a seguire il percorso fino ad Abiskojaure, la prima tappa di questo lungo cammino. Arrivo stremato, dolorante e con lo spirito un po' atterra. Ci accoglie una signora dai capelli bianchi, occhiali, ed una caraffa di tè caldo in mano. Il sentiero è gestito da STF, l'ente nazionale del turismo svedese, che per me è diventato il mio migliore amico. Ad Abiskojaure ci sono "tutti" i servizi necessari: un negozietto fornito dell'essenziale, un bagno (un secchio nero in una cabina, o un albero se devi solo far pipì), una sauna (con una stufa a legna per scaldare l'acqua del fiume e con cui poi puoi anche lavarti), una cucina (calda abbastanza da essere un ottimo rifugio per il freddo), ed un sottobosco come posto dove poter mettere la tenda.

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Qui incontriamo le due donne tedesche, le quali sembrano uscite da un racconto di Lewis Carrol e con tutta la loro gioia portano un po' di movimento nel campo.
La mia prima volta di vero hiking, e non poteva mancare la mia prima notte in una tenda, che ho passato litigando con uno strano uccello inquietante che volava sopra le nostre teste per l'intera notte. La mattina mi alzo infreddolito, umido ed affamato. Per fortuna ho una di quelle kanelbulle (i dolcetti alla cannella) il quale mi tira un po' su il morale e cerca di darmi la giusta energia per proseguire. Salutiamo Andrea, che non prosegue il cammino, e continuiamo verso la seconda tappa, Alesjaure, non prima di aver tentato di chiudere la tenda che si monta in 5 minuti ma si ripone nella sua fantastica sacca dopo una mezza giornata.
Il cammino è già così faticoso, ed è solo il secondo giorno. Da Abiskojaure siamo diretti ad Alesjaure, a circa 23 chilometri di distanza. La prima difficoltà è dietro l'angolo, un fiume da attraversare. Sul posto ci sono due ragazzi che cercano una soluzione senza doversi bagnare i piedi visti i tanti chilometri che ci sono ancora da percorre. Per fortuna un albero caduto fa da ponte, ma con due zaini in spalla la cosa non è così semplice. Da qui, la mia prima esperienza di condivisione, di esserci per l'altra persona.

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